L’agricoltura sinergica e la filosofia del «non fare»

L’equilibrio e i rapporti fra le varie specie stabiliscono la massima produttività in salubrità di una superficie agricola, limitando al minimo l’intervento umano. I tempi cambiano e a volte bisogna fare anche un passo indietro, ovvero togliere, ridurre, decostruire impalcature complesse che stanno appesantendo, facendolo crollare, quanto andiamo costruendo. Quello con l’agricoltura sinergica è una specie di appuntamento col destino, rappresenta – dopo aver sperimentato ogni sorta di alchimia votata all’iperproduttività – un rallentamento di fatto. Meno petrolio, meno chimica e più consapevolezza di se stessi come parte integrante della natura. Non a caso definita l’agricoltura del «non fare» da uno dei suoi ri-scopritori principali, ovvero il giapponese Masanobo Fukuoka, che dimostrò l’inutilità delle lavorazioni del suolo, dell’uso della chimica e dell’accanimento produttivo. Filosofia arrivata in Europa grazie alla spagnola Emilia Hazelip, i principi fondamentali dell’agricoltura sinergica sono: Non lavorare la terra – né aratura né zappatura, si semina sul sodo –; non compattare il suolo, in modo da lasciare che i microrganismi aerobici svolgano le loro funzioni preziose; non concimare ma coprire – «pacciamare» – il terreno con paglia e altri materiali biodegradabili. Sì perché la cosa curiosa della ri-scoperta di quanto avevamo perduto è davvero alla portata di tutti. Non serve essere uno scienziato, un chimico o un fisico per interagire con la natura e con l’agricoltura.  Basta imparare a sentirsi «organismi fra gli organismi». Non qualcuno di superiore che trasforma, tratta, modifica la terra e i suoi prodotti in base alle logiche del mercato, ma qualcuno che impara ad esserne parte, comprendendo le sinergie, le interazioni fra le varie specie, la nostra compresa.

Fate il vostro orto

Les jeux sont faits fate il vostro orto, anche in terrazza, ma fatelo. Provate a vedere cosa significa coltivarsi anche una piccolissima parte del vostro cibo. Scaturirà in voi una vera rivoluzione di pensiero. Coltivatevi anche solamente poche piante, qualche ortaggio, eviterete di acquistare troppi inutili e dannosi imballaggi, costosi e complicati da smaltire, ma eviterete anche tante sostanze chimiche che spesso girano il mondo con navi, petroliere e TIR per finire nel vostro piatto trasportate da un ortaggio. Farlo è meglio che comprarlo, o almeno, farlo per comprare meno. Basta un vaso in terracotta, terriccio di bosco (quando possibile), paglia per proteggerlo dall’irraggiamento diretto del sole, sorella acqua e semi.

I giorni migliori per la semina sono i quattro o cinque che precedono e che seguono la luna piena, tradizione contadina docet. I semi sono fondamentali ed è bene per la nostra salute che siano semi possibilmente autoctoni, in altre parole della specie che storicamente si coltiva nella vostra zona.

Potrebbe bastare ma non basta. È fondamentale che i semi siano sicuri, ovvero provenienti da piante di agricoltura biodinamica, sinergica o biologica, male che vada dall’orto del vecchio e saggio nonno. Infatti, ogni seme contiene le informazioni preziose acquisite dalle generazioni precedenti che una mano sapiente, e non una macchina efficiente, ha fatto arrivare fino a noi. I semi di piante che sono cresciute in terreni sani senza essere «dopate» dai trattamenti, producono piante più vigorose e forti e ortaggi più gustosi e sani, che trasferiranno l’informazione alle generazioni successive. Avere cura e consapevolezza della natura è un modo per avere cura di noi stessi.

Alza lo sguardo,
c’è un mondo oltre il bio

Il bio è una cosa meravigliosa. La fogliolina verde della certificazione è stata una delle più grandi conquiste, messa lì in bella vista a tutelarci e farci scegliere con più tranquillità, con la consapevolezza di conoscere la provenienza di ciò che mangiamo e la sicurezza di un alimento non trattato con pesticidi o prodotti chimici di sintesi. Ma perché fermarsi qui? Perché accontentarsi, sedersi senza pretendere quel qualcosa in più che potrebbe rendere la nostra alimentazione ancora più consapevole, ancora più sana, ancora più in linea con un pensiero che considera ciò che mangiamo non come un carburante per il nostro sostentamento, ma il frutto di un processo che coinvolge corpo e spirito in un viaggio culturale per scoprire la natura della materia di cui ci nutriamo, la sua storia, ponderando le ripercussioni che ogni nostra scelta di consumatori può avere sul pianeta in cui viviamo. Sedersi a tavola e guardare in faccia i nostri figli con il sorriso sereno di chi ha fatto una scelta pensando al loro futuro.

Alzare lo sguardo dal proprio piatto e vedere il quadro generale, entrare in contatto empatico con chi lavora la terra, condividerne le passioni e le motivazioni, preoccuparsi di garantire e tutelare la biodiversità e la fertilità del suolo, la sostenibilità delle colture e degli stili di vita. Uno sguardo che va oltre il bio, ne segue i passi e si spinge più in profondità, alla radice del rapporto antico con il cibo.

In quest’ottica, il concetto di biologico va ripensato e messo in discussione, perché una certificazione da sola non può bastare. Il bio industriale, da catena di montaggio, la produzione di massa da «mangiaturificio» è quanto di meglio possiamo avere? È un sogno credere a un bio che abbia un’anima, che sia fatto secondo criteri differenti, che non scenda a compromessi? Dobbiamo crederci, perché il cibo è vivo e prepararlo è un atto d’amore. Non è un sogno, è realtà, basta alzare la testa, guardare un po’ più avanti e realizzare che esistono organismi agricoli autosufficienti, a ciclo chiuso, che valorizzano la terra e la biodiversità, scoprire che c’è chi lavora per riscoprire e valorizzare sementi antiche, piccole produzioni non modificate che appartengono alla nostra storia, provare con mano che esiste chi fa le cose come devono essere fatte, senza scorciatoie o giri di parole, per cui se scelgo un prodotto integrale devo essere sicuro di scegliere un prodotto davvero integrale e non fatto con farina raffinata mischiata alla crusca, meravigliarci di chi ancora lavora un impasto con le mani e lievita con pasta madre. Ecco perché il bio è una cosa meravigliosa ma da solo non basta, c’è sete di sapere e bisogno di maggiori informazioni, conoscere a fondo cosa c’è dietro un vasetto o dentro una confezione, per essere davvero consapevoli, per poter scegliere in armonia con il nostro essere, con la natura, con il nostro futuro.

I vantaggi di un’alimentazione 100% vegetale

In questo articolo cercherò di mettervi a conoscenza dei vantaggi di uno stile di vita vegano, un genere di alimentazione che esclude dalla dieta tutti i cibi di provenienza animale e derivati: carne, pesce, latte, uova, formaggi, miele.

Uno dei fattori che porta a una scelta vegan è la salvaguardia della propria salute: senza carne e grassi saturi diminuisce l’insorgere di problemi come le malattie cardiovascolari (diabete ed obesità), il sovrappeso e alcuni tipi di tumori (tumore al colon, alla prostata prostata, alla mammella, all’utero).

È risaputo come la dieta occidentale, alta nel contenuto di grassi, sodio e colesterolo, contribuisca in larga parte alle nostre malattie. Uno dei vantaggi di una dieta vegan sana e bilanciata è che riduce sensibilmente il rischio di cancro, pressione alta e malattie cardiovascolari.

Prendiamo come esempio il cancro al seno: il dottor Colin Campbell ha sottolineato nel suo libro The China Study come, dopo lunghi studi e dopo aver raccolto migliaia di dati, la correlazione tra assunzione di grassi animali e cancro fosse incredibilmente autoevidente. Infatti, nei paesi orientali dove la percentuale di proteine e grassi animali è molto più bassa, anche l’incidenza del cancro alla mammella è incredibilmente bassa.

Col veganismo abbiamo anche l’opportunità di controllare e guarire il diabete, malattia che sta diventando epidemica, consentendo la riduzione o addirittura lo stop di assunzione di insulina, permettendo un minore stress per l’organismo.

L’obiezione lanciata dalle multinazionali del latte, che sottolineano quanto il veganismo sia alto il rischio di un deficit di calcio, è stata poi smentita con i numeri: le statistiche mostrano come l’incidenza di osteoporosi sia nettamente inferiore proprio nei paesi orientali, dove il consumo di latte e derivati è minimo, e come sia invece molto alta proprio negli USA e nei paesi del nord Europa dove alto è il consumo di latte e latticini.

Oltre alle motivazioni salutistiche, nella scelta di una dieta vegan ci sono anche ragioni etiche, legate al pensiero di non cibarsi di animali, e motivazioni di tipo ecologico: l’allevamento intensivo, infatti, arreca danni al pianeta e all’ambiente (con i disboscamenti effettuati per aumentare gli allevamenti, con l’aumento di emissione di anidride carbonica e lo spreco di acqua potabile), oltre ai danni arrecati dall’uso spropositato di medicinali e antibiotici negli allevamenti.

Ma ci sono rischi correlati alla dieta vegana? Il rischio maggiore per i vegani è di incorrere in carenze di ferro e proteine con conseguenti anemie, o carenze di determinate vitamine che si possono ritrovare usualmente consumando cibi di origine animale. Ma questo dipende da voi, da quanto e come riuscirete a variare la vostra dieta! Ricordatevi che frutta, verdura, cereali e legumi ci offrono tutte le proteine, le vitamine e i sali minerali di cui il nostro organismo ha bisogno! Una dieta vegana ben bilanciata è assolutamente in grado di fornire tutte le proteine, i minerali e le vitamine necessari al sostenimento di una buona salute.

Dopo aver avuto quest’infarinatura generale sul tema, che ne pensate? Vi andrebbe di provare una settimana senza carne? E magari la settimana successiva senza pesce e vedere come ci si sente fisicamente? A voi la scelta, io ve la consiglio.

Grano saraceno:
un valido alleato per l’inverno

Si chiama «grano» ma non è un cereale, è un seme di una pianta poligonacea della stessa famiglia del rabarbaro. Viene dalle fredde regioni asiatiche che separano India e Cina, e racchiude in sé tutto il calore e l’energia necessarie a bilanciare la natura della sua terra di origine. Il nome ce lo hanno portato i guerrieri saraceni. È il Grano saraceno, un alleato su cui contare per la stagione invernale, perché con le sue 350 calorie per etto è nutriente ed energizzante e aumenta la resistenza alla fatica; perché rinforza i reni, il sistema digerente ed escretore, assorbendo l’umidità e l’acidità stagnante; perché funziona contro reumatismi, artrosi e problemi di articolazione. E in più è ricco di flavonoidi e contribuisce a ridurre il colesterolo cattivo. Ma il grano saraceno ha un’altra caratteristica che lo rende unico, qualcosa di simile a una garanzia: per sua natura, non se ne può forzare la produzione con i fertilizzanti, che andrebbero ad aumentare il fogliame rubando spazio ed energia al seme che resterebbe piccolissimo. Il Grano Saraceno può essere utilizzato sotto forma di farina, in percentuale con altre macine o in chicchi, da lavare in acqua fredda e cuocere successivamente per 30 minuti circa in acqua a bollore.

Cosmesi fai da te

Uno scrub tutto naturale

Procedimento:

1 cucchiaio abbondante di ognuno dei seguenti ingredienti:

  • olio di cocco
  • olio di mandorle
  • sale fino
  • fiocchi di cocco (quelli che si usano per i dolci)
  • una punta di vaniglia

Mescolare tutti gli ingredienti e utilizzare sulla pelle asciutta con dei piccoli movimenti circolari: leviga e idrata allo stesso tempo. Dopo aver lasciato agire qualche minuto, sciacquate con acqua tiepida e godetevi la vostra pelle liscia e profumata di cocco e vaniglia!

Pulizia della pelle:
come farla a casa da soli

Vogliamo aiutare la nostra pelle a risplendere in tutta la sua naturale bellezza? Gli stravizi sono i primi nemici del benessere della pelle e la rendono opaca, spenta e piena di imperfezioni. Oltre a porre attenzione all’alimentazione e a errate abitudini e stili di vita, possiamo agire direttamente su di essa. Una facile maschera purificante si può fare semplicemente con della farina di ceci e dell’acqua.

Ecco come fare:

versare tre cucchiai di farina di ceci in una ciotola, aggiungendo acqua quanto basta per ottenere una consistenza cremosa e adatta a essere spalmata. Aggiungere un cucchiaino di succo di limone e applicare la maschera sul viso. Lasciar agire 10 minuti e sciacquare con acqua tiepida.

Fagioli Azuki

Il «piccolo fagiolo» – questa è la traduzione del suono nome – è considerato nella sua terra di origine, l’Asia, il Re dei fagioli. Caposaldo della cucina macrobiotica, è legato al benessere di reni e fegato, ha proprietà depurative e diuretiche, ed è leggero e ben digeribile, il che lo rende adatto anche all’intestino più delicato dei bambini. Il sapore è dolce e ricorda le castagne e le patate dolci, tanto che in Giappone viene usato anche per preparare dolci e marmellate.

Per l’utilizzo, si consiglia un ammollo di 6/8 ore insieme a un pezzetto di alga kombu da aggiungere anche in cottura, per minimizzare eventuali fermentazioni. A differenza degli altri legumi, l’acqua di cottura non va buttata: bevuta calda o tiepida, nella misura di massimo mezza tazza, è un aiuto alla regolare funzionalità di reni e intestino e un rimedio in caso di stitichezza.

I  fagioli  AZUKI  sono ricchi di fibre, proteine e vitamina B, contengono il prezioso acido folico, lecitine e antiossidanti, e hanno una composizione bilanciata di oligoelementi, tra i quali spicca il molibdeno (essenziale per le funzioni del fegato), la cui presenza è pari al 25% del fabbisogno giornaliero.

Autunno ed inverno,
amici della salute

L’estate è appena terminata e i primi cambi di temperatura ci fanno pensare a come dovremmo prepararci a temperature ben più rigide che tra qualche settimana affronteremo. Per chi desidera rinforzare le difese ecco alcuni rimedi naturali per la prevenzione di influenza, raffreddore, mal di gola e tosse. Qualora poi dovessero insorgere malattie e patologie, sarà necessario un intervento del medico e/o altri specialisti.

Potete cominciare con delle ottime tisane, la più semplice è la tisana di zenzero, potente antivirale ed antinfiammatorio, utile ai primi disturbi da raffreddamento. Si prepara grattugiando un pezzetto di radice fresca in acqua fredda, si porta ad ebollizione per 10 minuti e si lascia raffreddare. Per rendere la tisana più «sfiziosa» con aroma e gusto orientale, potete aggiungere un bastoncino di cannella, qualche chiodo di garofano, un seme di cardamomo (molto utile per la digestione), un cucchiaino di melassa nera e, una volta intiepidita, una spruzzatina di succo di limone per esaltarne le proprietà.

Un altro rimedio naturale è la tisana di limone, zenzero e rosmarino. Si prepara tagliando a fette grosse il limone e lo zenzero e aggiungendo all’acqua leggermente salata (potete usare un cucchiaino da caffè di sale rosa dell’Himalaya o di sale integrale iodato, sali ricchi di microelementi che, uniti al cloruro di sodio, li rendono perfetti per chi vuol stare in salute), qualche ramoscello di rosmarino. Il procedimento è molto semplice, basta mettere a bollire i tre ingredienti per non più di 10 minuti in un pentolino di acqua e consumare la tisana preferibilmente tiepida. Altre tisane, già pronte in commercio, dalle ottime proprietà decongestionanti ed antinfiammatorie, sono: rooibos, tulsi, carcadè, afriboos. Consiglio di assumerle tiepide, per evitare l’irritazione delle cellule epiteliali del cavo orale, la mattina appena svegli e la sera prima di coricarsi, e al naturale, preferibilmente senza zuccheri raffinati ma con dolcificanti naturali quali sciroppo d’acero, agave, melassa nera, zucchero dei fiori di cocco.

Alle tisane ma anche ai piatti di consumo quotidiano, consiglio l’aggiunta di erbe aromatiche e aromi come salvia, basilico, prezzemolo, maggiorana, timo, alloro, cumino, lavanda, menta, melissa, aneto, ecc. Gli aromi in generale facilitano la digestione, stimolando la secrezione di enzimi e l’attività di quelle ghiandole utili al sistema immunitario, in più hanno effetti che rientrano nell’ambito dell’aromaterapia.

Oltre ai rimedi «classici» ci sono rimedi più antichi e poco conosciuti come l’utilizzo di aglio, cipolla e peperoncino, piante ricche di principi attivi utilissimi nella prevenzione delle malattie da raffreddamento. La cipolla, il cui contenuto è disolfuro di allile e disolfuro di propile, svolge una funzione decongestionante ed espettorante, in particolare quella rossa. Bisogna bollirne una intera e usare l’acqua di cottura per fare gargarismi. Effetti del tutto simili a quelli della cipolla si trovano in porri, cipollotti, scalogni, lampascioni, cipolline selvatiche, erba cipollina.

L’aglio, il cui contenuto è il solfuro e l’ossido di allile, oli volatili, iodio, allicina e garalicina (antibiotici) e allistidine (attive contro gli stafilococchi), è un integratore prezioso in ogni regime alimentare. Utilissimo nella prevenzione di patologie virali, prevenzione da raffreddamento, scaccia i parassiti intestinali, la febbre e ripulisce i polmoni: è un antibiotico naturale utilissimo ed efficace.  Per i più temerari, consiglio l’assunzione a crudo la sera prima di coricarsi. Potete tritatene uno spicchio, emulsionarlo con un cucchiaino di olio di oliva o di olio di sesamo e stenderlo su una fetta di pane preferibilmente integrale di segale; in alternativa potete scioglierlo in una tazza di latte vegetale tiepido per massimizzarne l’effetto antivirale. Il peperoncino, infine, contiene vitamina C e capsicina, sostanze in grado di proteggere i bronchi, di effettuare un’azione analgesica locale, di stimolare la secrezione dei succhi gastrici e la produzione di muco protettivo in caso di raffreddore o sinusite. Potete consumarne un pezzettino a crudo, o in polvere. Consiglio questa ottima ricetta: ad una tazza di latte tiepido vegetale aggiungere mezzo cucchiaino di polvere di peperoncino ed un cucchiaino di cacao amaro (anche quest’ultimo forte alleato della salute).

L’arrivo della stagione fredda non deve essere una scusa per rinunciare ad una attività fisica quotidiana preferibilmente all’aperto: camminate a passo spedito, bicicletta ma anche nuoto, l’attività fisica è importante per il metabolismo e l’eliminazione delle tossine.

Riassumendo, il cibo deve essere considerato non solo un indispensabile alimento di cui poter godere di gusto, sapore, aroma e profumo ma anche un valido contributo a mantenerci in forma. Auguro a tutti un inverno in piena salute ed energia

 

Là dove c’era la città,
ora c’è un orto

Negli ultimi anni le aree urbane destinate alla coltivazione agricola hanno registrato una crescita incredibile. Dalle Rooftop farm di Manhattan, all’Underground growing di Londra, dagli orti verticali delle metropoli cinesi, fino ai 70.000 mq di orto di Genova, tutto sembra confermare che forse nella città del futuro non voleremo, ma di sicuro torneremo a lavorare la terra. Cos’è un orto urbano? E perché diventa modello di una città sostenibile, resiliente e solidale?

L’amministrazione locale mette a disposizione del cittadino aree pubbliche inutilizzate per coltivare frutta e verdura, così nasce un orto urbano e sotto questa etichetta migliaia di esperienze diverse. Si instaura un circolo virtuoso, si mette in moto una macchina antica, un collegamento ancestrale che ci lega alla terra, con ricadute ambientali e sociali che investono e rivoluzionano il modo collettivo di vivere e pensare.

Coltivare in città risponde all’esigenza di una maggiore sostenibilità ambientale, i benefici che ne derivano sono molteplici e sfaccettati:

• Attraverso la fotosintesi, le piante trasformano CO2 in ossigeno: sviluppare aree verdi porta a un ciclo del carbonio stabilizzato, una riduzione di CO2, e una conseguente riduzione dell’effetto serra.

• I metodi di coltivazioni praticati negli orti urbani si ispirano in gran parte ai dettami dell’agricoltura biologica, biodinamica o sinergica, che tra i tanti vantaggi hanno anche quello di non inquinare acque e terreno.

• Gli orti urbani rendono vive zone trascurate, come ex aree industriali e spazi abbandonati, e le sottraggono alla cementificazione.

• I terreni messi a coltura riducono i rischi di dissesto idrogeologico.

• Produrre a km 0 vuol dire diminuire il trasporto, abbattendo gli sprechi e l’inquinamento ad esso collegati.

• Tornare a coltivare significa tornare consapevoli dei tempi della natura e dare un valore a ciò che mangiamo, un modo per istruirci a evitare gli sprechi.

Gli orti urbani sono anche luogo d’incontro e laboratorio di democrazia. Si decide insieme cosa e come coltivare, ci si scambiano i saperi e si conoscono altre culture. Bambini, studenti, anziani, migranti, persone con disabilità, coltivare la terra diventa lo scopo comune, i gesti con i quali ci prendiamo cura delle nostre piantine sono il linguaggio attraverso il quale tutti possiamo raggiungere l’obiettivo. Se nel 2050 saremo 9,5 miliardi a popolare questo pianeta, la produzione di cibo anche all’interno delle città sarà un tema centrale. In Italia, circa il 50% dei Comuni ha in essere un progetto di orti urbani, controlla se il tuo ne fa parte, armati di verde e comincia a coltivare.