Rallentare, futuro in corso

Ridurre i consumi e abbattere gli sprechi: ripartiamo da un mondo a bassa velocità

In un periodo di «abbondanze» ed eccessi come quello delle feste, non possiamo non fermarci un attimo, spegnere motori e lucine colorate e scendere dalla giostra, aprire gli occhi e dare uno sguardo alla realtà. Incisione a fuoco sopra il carosello: Nascere, produrre, consumare, sprecare. Altro giro, altra corsa. Numeri impressionanti, un incessante sperpero fine a se stesso, energie, risorse e cibo che si fanno rifiuti per mandare avanti uno stile di vita che ha radici nel mito dello sviluppo e della crescita perenne, perpetua, infinita e rampante, per la quale la natura produce frutti, l’uomo produce rifiuti. Spreca. Sperpera. Amen. A che pro? Partiamo da una constatazione: lo spreco non è un effetto collaterale indesiderato né un incidente di percorso, ma è la naturale e diretta conseguenza di un sistema mondo non sostenibile, il prodotto di un’alterazione al naturale articolarsi dei ritmi della natura. Non è un fenomeno passeggero, è intrinseco al modello unico di ipersviluppo che sta governando il mondo, e per essere risolto ha bisogno di una rivoluzione mentale, fatta di pensieri e azioni consapevoli, di buone pratiche reiterate, ha bisogno della volontà di tutti, di uno sforzo creativo collettivo che ci permetta di immaginare un altro modo di vivere il pianeta e di trasformarne le dinamiche. Non è impossibile, non è difficile, se è ancora possibile immaginare. Partendo dal piccolo, dalle nostre scelte quotidiane, dalla rimozione di abitudini sbagliate e dalla costruzione di un percorso virtuoso condiviso, la disintossicazione dalla più grande dipendenza che ci inchioda corpo e spirito a un presente senza futuro, la dipendenza dai consumi, dal pensiero unico, dall’emulazione e dall’omologazione. Disintossicarsi significa riscoprire per quanto è possibile l’autosufficienza, l’autoproduzione e l’autoconsumo, significa ricostruire e dare forza ai legami comunitari conviviali e alla solidarietà, al fare le cose insieme, come una volta il pane nel forno del paese, significa riposizionarsi in un’ottica meno antropocentrica che tenga conto della delicatezza degli ecosistemi, significa riscoprire le piante spontanee, l’uso alimentare e medicinale che se ne può fare, significa diversificare i propri consumi riscoprendo e valorizzando la biodiversità di piante antiche e locali, significa fare un passo indietro e imparare a decrescere, utilizzare ciò che ci è necessario senza che diventi dannoso, significa ridurre gli imballaggi, significa imparare a trasformare ciò che già abbiamo per dargli una nuova vita, significa riciclare. Significa pensarci due volte prima di comprare qualcosa e tre prima di gettarlo via. Significa ricordarsi della nonna che ti rimproverava che no, il pane non si butta. Significa pensare, realizzare che quella giostra non ci dava altro che il mal di mare e scendere sarà la nostra salvezza.

Monococco, il padre di tutti i cereali

Colline morbide, colore giallo, cipressi in riga, il dolce profilo della campagna senese, una cartolina a farci da sfondo. Siamo con Barbara, ci racconta una passione fatta mestiere. Farro monococco, il cereale più antico. Posto migliore da dedicare alla coltivazione di varietà di cereali riscoperti e alla loro valorizzazione non potrebbe esistere.

Buongiorno Barbara, spiegaci cosa fate in questo paradiso.

Coltiviamo e trasformiamo cereali, legumi e ortaggi, con particolare attenzione alle varietà Antiche e locali. Facciamo agricoltura biologica, dal 1993.

Cos’è il farro monococco? 

È probabile che sia il primo cereale coltivato dall’uomo: si parla quindi di un seme antichissimo, la cui coltivazione è stata abbandonata nel corso del tempo per le basse rese di produzione e perché si tratta di un cereale vestito che necessita di una lavorazione successiva per renderlo commestibile.

monococco

Perché coltivare il monococco, allora? Perché scegliere grani antichi? 

L’azienda ha scelto da molti anni di coltivare cereali antichi e si è dotata di attrezzature per la pulitura e la decorticatura dei semi. Per diversi anni abbiamo coltivato farro dicocco, orzo, avena e poi siamo riusciti ad avere il seme di monococco e lo abbiamo coltivato. La scelta dei grani antichi è legata in primis al metodo di coltivazione che abbiamo scelto, ovvero quello biologico. Il regolamento prevede il divieto di utilizzo di prodotti chimici, quindi era importante la scelta di varietà di semi in grado di ben adattarsi al clima e sufficientemente rustiche da potersela cavare contro eventuali attacchi di parassiti e la competizione con erbe infestanti. E non c’è nulla di meglio che le antiche varietà. In secondo luogo le varietà antiche sono sorprendentemente buone, il risultato di anni di selezione umana fatta col gusto e non con la chimica.

Che differenze troviamo con gli altri tipi di farro, nella struttura e nelle proprietà?

Le differenze sono molto evidenti sia nel campo che nei valori nutrizionali: noi coltiviamo sia monococco che dicocco, e da un punto di vista agronomico il monococcco, detto anche piccolo farro, è un poco più problematico nella coltivazione e ha rese inferiori. Nei valori, le differenze sono evidentissime: entrambi sono cereali molto ricchi di nutritivi, ma il monococco si differenzia per il basso contenuto di glutine e in più gli amidi presenti hanno una forma altamente solubile che lo rende estremamente ben digeribile.

Da quanto coltivate monococco?

Lo coltiviamo da 8 anni.

È un cereale che ha bisogno di particolari accorgimenti? Il vostro è un terreno particolarmente adatto a questo tipo di coltura?

Il farro è un cereale molto rustico da sempre coltivato in toscana (etruschi prima, romani poi) e si adatto benissimo a questi terreni.

Quali sono le motivazioni che vi hanno portato a scegliere il metodo di agricoltura biologica?

La volontà di rispettare la terra fin dove possiamo: veniamo dal Nord Italia, da zone ad alto inquinamento, e in Toscana abbiamo trovato un territorio ancora pulito.

Coltivate e trasformate?

Si, partiamo dal campo e arriviamo fino alla confezione. 

Come funziona il ciclo produttivo? E la vostra filiera?

Adottiamo un sistema di rotazione, ovvero non coltiviamo mai sugli stessi appezzamenti di terreno la stessa varietà vegetale, ma alterniamo le colture tra cereali che impoveriscono il terreno e i legumi che invece lo arricchiscono. Il nostro scopo è mantenere un giusto equilibrio.

Quali prodotti preparate a partire dal monococco?

Chicchi, farina, fiocchi, zuppe e pasta.

Che differenza troviamo nel prodotto finale?

Da un punto di vista nutrizionale, certamente cibarsi del chicco intero ha un valore superiore. La farina è lavorata a pietra e lo è anche il semolato da cui si ricava la pasta quindi si lavora anche con il germe.

Tre motivi per scegliere prodotti a base di farro monococco.

Prendiamo la pasta, per esempio: gusto buonissimo, leggera da digerire, velocissima: cuoce in 4/6 minuti. 

Un prodotto al quale non rinuncerebbe mai.

Tagliolino, ovvero una tagliatella lavorata a nido molto fine che cuoce in pochi minuti ed è molto delicata: va messa in acqua calda ma non bollente per gustarla al meglio. Buonissima con olio, pepe e pecorino.

Giunge il tramonto, la luce si attenua, arriva la sera.

Le regole base per un dolce riposo

Il cervello, la ghiandola pineale comincia a produrre melatonina, l’ormone del riposo per eccellenza. Si abbassa la temperatura interna, si riduce l’attività degli enzimi e il metabolismo rallenta. Il nostro corpo si prepara al sonno. Sprofondiamo nel cuscino e prima di cadere nel regno di Morfeo, sperimentiamo uno stato chiamato «dormiveglia», una fase davvero interessante, creativa, in cui si possono addirittura avere intuizioni geniali.

Si perde il contatto con il razionale, le percezioni sembrano alterate e il cervello fa bizzarre associazioni. È il momento in cui il nostro corpo fisico si sta sganciando dai corpi sottili che, più leggeri, acquistano spazio. Facciamo un passettino avanti nello sperimentare «l’altro reale», quello che i cinque sensi non sono abituati a conoscere, ecco perché tutto questo fascino legato alle fasi oniriche e ai misteri dell’astrale che la linea orizzontale della vita stenta a riconoscere.

Per la salute del corpo, oltre ad una sana alimentazione e all’attività fisica, un buon sonno è fondamentale.

Il nostro corpo eterico, o vitale o energetico, durante il sonno non è più distolto dal servizio al corpo fisico e può rivolgersi in misura considerevole alla rigenerazione cellulare. Circa un terzo della nostra vita lo passiamo dormendo e non si tratta certo di tempo sprecato…

Il sonno non è soltanto un momento ristoratore dalla stanchezza diurna, ma soprattutto un momento di disintossicazione. La pelle tende a rigenerarsi durante le fasi più profonde poiché tutte le attività metaboliche rallentano e il corpo ripartisce maggiori proteine alle cellule rispetto alla fase diurna, quando queste servono a produrre energia. Mentre dormiamo, dunque, non stiamo solo dormendo ma ci stiamo prendendo cura di noi stessi. Eliminiamo le informazioni inutili e le sostanze tossiche dal corpo e dalla mente.

Vogliamo prepararci al meglio a una buona dormita?

In primis, cena leggera e bilanciata e uso della moderazione come ingrediente principale. Scontato il no assoluto a caffeina, alcool e cioccolato, no a bevande zuccherate, si a tisane tiepide di melissa o valeriana che favoriscono naturalmente il rilassamento mentale e fisico.

Evita l’adrenalina prima di andare a dormire, non sottoporti a sforzi fisici, meglio fare sport nel pomeriggio. Evita di lavorare in camera da letto. Aggiungere stress è decisamente poco favorevole a un sonno profondo e riposante.

Cura l’ambiente in cui dormi, eliminando tutti i dispositivi elettronici. Le onde elettromagnetiche non sono il massimo durante il sonno. Fai in modo che nella stanza da letto ci sia una giusta temperatura e ogni tanto purifica l’ambiente dalle energie pesanti usando incensi naturali o bruciando della semplice salvia essiccata. Disponi la mobilia in maniera accurata; la posizione del letto rispetto a porta e finestre è molto importante, così come rispetto ad altri parametri che illustra bene l’antica disciplina cinese del Feng Shui.

Crea delle piacevoli abitudini prima di coricarti. Dopo un bel bagno tiepido puoi praticare l’automassaggio con un olio naturale dal profumo che ami. Parti dai piedi, le caviglie, poi su fino a spalle e braccia. Massaggia il centro della fronte. Questo punto attiva la memoria e favorisce il rilassamento.

Usa l’aromaterapia con oli essenziali alla lavanda nel diffusore o quei piccoli sacchettini da mettere in mezzo ai cuscini come facevano le nonne.

Indossa abiti comodi e leggeri. Se possibile stabilisci un’ora per andare a dormire e impara a meditare.

Mi raccomando, ricorda di spegnere la luce.

Saponette «fai da te» all’olio di oliva, con arancio amaro e cannella

L’idea per un regalo «pulito» e intelligente

Un’idea per un regalo originale, un’abitudine da prendere per una detergenza naturale priva di tensioattivi e prodotti di sintesi. Fare il sapone non è difficile, servono pochi, semplici passaggi e, come per tutte le cose buone, un po’ di tempo, pazienza e attesa. Come fare il sapone? Una volta lo sapevamo tutti. Sapevamo fare tante cose di cui ci siamo dimenticati in nome di un consumo che non si pone domande. Oggi sembra – giusto in tempo – che certe abilità stiano tornando, non tanto come moda, ma come razionale e consapevole necessità. E allora eccoci qua, a preparare un sapone all’olio di oliva. La base del nostro sapone sarà la lisciva – in Toscana «ranno» –, la cui preparazione si perde nella notte dei tempi e ci permetterà di trasformare la cenere – uno scarto di combustione del legno – in un potente detergente ecologico.

Cosa ci serve:

  • 500 g di cenere di legna pura e ben vagliata 
  • 2,5 l d’acqua
  • 1 vecchia e grande pentola in acciaio, con coperchio
  • 1 robusto mestolo di legno
  • 1 paio guanti
  • 1 fazzoletto sottile di lino o cotone
  • 1 colino
  • 2 bottiglie in vetro

È importante ricordare che gli strumenti rimarranno gli stessi anche per le prossime produzioni e ci saranno utili per la produzione di altri detersivi o saponi artigianali. Non buttiamole.

Come la faccio:

Messa la cenere nella pentola, si copre con l’acqua e poi con un coperchio. Portiamo a ebollizione e cuociamo a fuoco moderato per almeno novanta minuti, mescolando di tanto in tanto. Mai andare oltre le due ore, otterremmo una lisciva troppo concentrata.

Facciamo riposare per almeno dodici ore, il tempo necessario alla sedimentazione della cenere. Il risultato sarà una parte liquida – la lisciva – che travaseremo in una bottiglia attraverso un colino ricoperto dal fazzoletto, e il residuo di cenere rimasto nel fondo della pentola. Avremo così ottenuto due detersivi: la lisciva, circa un chilo, e la pasta di cenere, circa un chilo e mezzo, che potremo utilizzare per lavare gli oggetti incrostati, dalle pentole ai soprammobili, donando un’igienica nuova lucentezza.

La lisciva sarà invece la base per il nostro sapone, ma può essere utilizzata così com’è come detergente per superfici e indumenti. Diluendone 100 ml in acqua, quanto basta per riempire uno spruzzino, e aggiungendo una goccia di olio essenziale di limone o dell’essenza che preferite, otterremo un detergente per pulire ogni superficie lavabile. Stessa procedura per i pavimenti, con le dovute proporzioni. O ancora 50 ml aggiunti al detersivo da lavatrice – possibilmente autoprodotto – e potremo detergere un intero carico di panni.

Ma torniamo al nostro sapone, adesso abbiamo tutti gli ingredienti che ci servono:

  • 1 kg di lisciva
  • 500 ml di olio di oliva
  • 50 g di amido di riso
  • olio essenziale di arancio amaro
  • cannella

Mettiamo in un contenitore 300 grammi circa di lisciva e l’amido di riso, mescoliamo amalgamando bene. Scaldiamo in una pentola l’olio, fino a raggiungere i 30°C, aggiungiamo la restante lisciva (700 grammi) e mescoliamo bene, quindi unire il composto di amido e lisciva. Portare il tutto a ebollizione continuando a mescolare fin quando non otterremo un composto denso. Aggiungere l’olio essenziale di arancio amaro e la cannella e versare in una teglia. Adesso entra in gioco la pazienza: il composto va chiuso e messo a stagionare in un luogo asciutto per 25-30 giorni, passati i quali si può procedere al taglio delle saponette. Ricoprile con della carta riciclata in cui avrai riportato a penna la ricetta, aggiungi un fiocco e otterrai un regalo utile e intelligente per i tuoi amici.

Piadina di Farro e Fagioli rossi

Ingredienti:

piadina di farro

50g fagioli rossi

1 pezzetto di alga kombu

germogli freschi misti

1/2 avocado

semi di sesamo

mayo di soia

succo di limone

sale q.b.

olio evo

Preparazione:

In una pentola cuocere i fagioli rossi ammollati la sera prima con  un pezzo di alga kombu. A cottura ultimata, scolare. In una padella calda preparare la piadina. Nel frattempo, mescolare in un piatto i germogli misti, avocado a pezzetti, semi di sesamo e i fagioli rossi. Condire con un cucchiaino di mayo, succo di limone, sale e olio extravergine di oliva.

Impiattamento:

A piadina pronta, farcire con il composto e servire.

Polenta e Lenticchie beluga

Ingredienti:

Polentina istantanea

Lenticchie nere Beluga

cipolla

olio evo q.b.

sale q.b.

zenzero q.b.

peperoncino q.b.

origano q.b.

prezzemolo fresco

funghi shiitake a piacere

Preparazione:

Cuocere nell’acqua salata le lenticchie per circa 20 minuti. In una padella con poco olio saltare i funghi, salare e mettere da parte. Preparare la salsa di accompagnamento frullando una manciata di prezzemolo fresco insieme a olio, sale e zenzero in polvere e mettere da parte. Tagliare a fettine non troppo fini una cipolla. Cuocerle in una padella con il coperchio insieme a un filo di olio e sale. A cottura ultimata aggiungere le lenticchie scolate e mescolare il tutto aggiungendo le spezie a gusto e, se necessario, aggiungere dell’olio in modo da amalgamare il tutto. Seguendo le istruzioni della confezione cuocere la polenta che sarà pronta in 2 minuti.

Impiattamento:

Con l’aiuto di un coppapasta dare la forma al piatto alternando polenta e lenticchie. Per ultimo decorare con i funghi e un filo di salsa.

Riso integrale con melagrana

Ingredienti per due persone:

150 gr di riso basmati integrale

brodo vegetale

1 cipolla media

1 patata piccola

1/2 melagrana

succo di melagrana 

spezie: timo, origano, zenzero in polvere

olio EVO q.b.

sale q.b.

crema di aceto balsamico 

Preparazione:

Mentre il riso si cuoce, mettiamo una cipolla tagliata finemente ad appassire in un pentolino. Aggiungiamo la patata tagliata a cubetti, saliamo e copriamo con il brodo. A fine cottura frulliamo e a fuoco spento aggiungiamo 4-5 cucchiai di succo di melagrana; questo sarà il lettino sul quale adageremo il nostro riso.

In una padella uniamo un cucchiaio di olio extra vergine di oliva e le spezie quindi, una volta cotto e scolato, aggiungiamo il riso, saltiamo e a fuoco spento aggiungiamo i chicchi di melagrana.

Impiattiamo sistemando al centro la nostra crema, poi il riso e qualche goccia di crema di aceto balsamico a guarnizione.

Tirami Two

Ingredienti:

Crema duetto

Biscotti avena con gocce cioccolato

Caffè di lupino

Corn flakes

Yogurt di soia

Cacao in polvere

Preparazione:

Per la base: bagnare i biscotti nel caffè di lupino

1° strato: Mescolare 1 cucchiaio yogurt di soia con crema di nocciola

2° strato: biscotti bagnati nel caffè di lupino e corn flakes

3° strato: mescolare 1 cucchiaio di yogurt di soia con 1 cucchiaio di crema fondente.

Top: decorare con corn flakes interi o a pezzetti, cacao in polvere, biscotti e crema fondente.

Pancake gluten free con farina di castagne

Ingredienti:

150 g di farina di castagne senza glutine

200 g di bevanda di miglio Natumi

1 cucchiaio di malto liquido

1 cucchiaino di lievito per dolci

olio evo

banane

mirtilli freschi

sciroppo di agave al lime

scorza di limone

Preparazione:

In una boule mescolare farina, lievito e malto. Sempre mescolando, aggiungere un po’ alla volta la bevanda di miglio. Se si formassero dei grumi, utilizzare un frullatore a immersione. Riscaldare una padella antiaderente e aggiungere poco olio evo, tamponando con un pezzo di carta l’eccesso, in modo da creare una pellicola uniforme su tutta la superficie. A padella ben calda, versare a filo il composto creando dei piccoli cerchietti. Quando questi cominciano a formare delle bolle, girare e cuocere dall’altro lato.

Impiattamento:

Posizionare un pancake con sopra fettine di banana e mirtilli e creare più piani. Per ultimo arricchire il tutto con lo sciroppo di agave al lime e grattugiare la scorza di limone.