Là dove c’era la città,
ora c’è un orto

Negli ultimi anni le aree urbane destinate alla coltivazione agricola hanno registrato una crescita incredibile. Dalle Rooftop farm di Manhattan, all’Underground growing di Londra, dagli orti verticali delle metropoli cinesi, fino ai 70.000 mq di orto di Genova, tutto sembra confermare che forse nella città del futuro non voleremo, ma di sicuro torneremo a lavorare la terra. Cos’è un orto urbano? E perché diventa modello di una città sostenibile, resiliente e solidale?

L’amministrazione locale mette a disposizione del cittadino aree pubbliche inutilizzate per coltivare frutta e verdura, così nasce un orto urbano e sotto questa etichetta migliaia di esperienze diverse. Si instaura un circolo virtuoso, si mette in moto una macchina antica, un collegamento ancestrale che ci lega alla terra, con ricadute ambientali e sociali che investono e rivoluzionano il modo collettivo di vivere e pensare.

Coltivare in città risponde all’esigenza di una maggiore sostenibilità ambientale, i benefici che ne derivano sono molteplici e sfaccettati:

• Attraverso la fotosintesi, le piante trasformano CO2 in ossigeno: sviluppare aree verdi porta a un ciclo del carbonio stabilizzato, una riduzione di CO2, e una conseguente riduzione dell’effetto serra.

• I metodi di coltivazioni praticati negli orti urbani si ispirano in gran parte ai dettami dell’agricoltura biologica, biodinamica o sinergica, che tra i tanti vantaggi hanno anche quello di non inquinare acque e terreno.

• Gli orti urbani rendono vive zone trascurate, come ex aree industriali e spazi abbandonati, e le sottraggono alla cementificazione.

• I terreni messi a coltura riducono i rischi di dissesto idrogeologico.

• Produrre a km 0 vuol dire diminuire il trasporto, abbattendo gli sprechi e l’inquinamento ad esso collegati.

• Tornare a coltivare significa tornare consapevoli dei tempi della natura e dare un valore a ciò che mangiamo, un modo per istruirci a evitare gli sprechi.

Gli orti urbani sono anche luogo d’incontro e laboratorio di democrazia. Si decide insieme cosa e come coltivare, ci si scambiano i saperi e si conoscono altre culture. Bambini, studenti, anziani, migranti, persone con disabilità, coltivare la terra diventa lo scopo comune, i gesti con i quali ci prendiamo cura delle nostre piantine sono il linguaggio attraverso il quale tutti possiamo raggiungere l’obiettivo. Se nel 2050 saremo 9,5 miliardi a popolare questo pianeta, la produzione di cibo anche all’interno delle città sarà un tema centrale. In Italia, circa il 50% dei Comuni ha in essere un progetto di orti urbani, controlla se il tuo ne fa parte, armati di verde e comincia a coltivare.