Fame tossica,
riconoscerla per evitarla

Emanciparsi dal trinomio zucchero-sale-grassi

L’aggettivo «tossico» ci rimanda a qualcosa nocivo, niente di più lontano dal concetto che abbiamo di alimentazione. E se invece cibo «tossico» comparisse sulle nostre tavole ogni giorno? Un’alimentazione basata su panificati da farine raffinate, fritti, merendine, zucchero bianco e grassi è la prima causa di diabete, obesità, malattie cardiovascolari, cancro, e provoca vere e proprie dipendenze psicofisiche che portano una fame non naturale, appunto tossica.

L’assunzione di concentrati di calorie aumenta velocemente i livelli di dopamina, un neurotrasmettitore che regola il senso di piacere nel nostro cervello, il motivo per cui una patatina tira l’altra. Un bisogno fisico che, una volta soddisfatto, genera un piacere fisico, così come succede per qualunque altra dipendenza, alcol, fumo, droghe. La fame tossica si manifesta dopo poche ore dal pasto, a fine digestione, l’organismo comincia a liberarsi delle tossine e si prova un disagio immediato, sensazione spesso confusa con un calo glicemico che spinge a mangiare nuovamente, innescando così un comportamento compulsivo.

Per uscire dal circolo vizioso, per prevenirlo, dobbiamo partire innanzitutto da un’educazione alimentare che ci permetta di fare a meno del junk food, il cibo spazzatura che fa le sue vittime soprattutto su categorie deboli, come i nostri bambini. Spetta a noi porvi rimedio, non con il divieto imposto, ma con la presa di coscienza e la diffusione di consapevolezza. Una merendina sfiziosa non va negata, soprattutto in un’età che richiede un surplus di energie, ma scegliamo spuntini salutari, scegliamo il bio, che garantisce l’assenza di zucchero raffinato, snack raw a base di frutta secca ma anche di cacao, cerchiamo di evitare il fritto e finiamola con le bevande gasate e zuccherate e proviamo con i più salutari succhi 100%. Ok, uno strappo alla regola ci può stare, ma che resti tale! Da grande, vostro figlio vi ringrazierà.